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L'Uefa punisce la Serbia Per l'Italia 3-0 a tavolino

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forzabari87

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non lucido
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NYON (Svizzera), 29 ottobre 2010 - Poco dopo le 15 la commissione disciplinare della Uefa ha emesso la sentenza: Italia-Serbia 3-0 a tavolino. Per i serbi una gara a porte chiuse, più un'altra con pena sospesa, oltre a 120 mila euro di multa. Per la Figc 100 mila euro di multa e una partita a porte chiuse con la condizionale. Cioè se entro due anni non capiteranno fatti simili la pena sarà cancellata. Inoltre per tutte le federazioni c'è l'obbligo di non vendere biglietti alla tifoseria serba. Questo il verdetto di una vicenda che, comunque, non si chiuderà qui: per l'appello c'è tempo fino a lunedì, mentre le motivazioni andranno depositate entro sei giorni. E poi, naturalmente, resta la possibilità del ricorso al Tas.

REAZIONE SERBA — La Federcalcio serba si è detta insoddisfatta del verdetto della Disciplinare Uefa relativo alla sospensione della partita Italia-Serbia del 12 ottobre a Genova a causa delle intemperanze degli ultrà serbi. "Noi non siamo soddisfatti del verdetto Uefa, soprattutto per ciò che riguarda la sconfitta per 3-0 inflittaci", ha detto il presidente della Federcalcio Tomislav Karadzic citato dall'emittente B92. "Il resto della sentenza ce lo aspettavamo", ha aggiunto con riferimento ai due turni a porte chiuse ordinati per la Serbia, di cui uno con la sospensione condizionale, e alla multa di 120 mila euro. Karadzic ha detto che quando arriverà la versione scritta del verdetto Uefa, la Federcalcio serba valuterà se presentare o meno ricorso.

LA MATTINATA A NYON — In mattinata, la riunione a Nyon si è svolta seguendo la normale procedura, dalle 9 alle 13, senza sosta. Il primo a parlare è stato l'arbitro Thomson, che ha confermato quanto scritto nel rapporto e la necessità di interrompere la partita. Poi è toccato al delegato Uefa, che ha sottolineato l'ottima collaborazione ricevuta dalla federcalcio italiana nella serata genovese. Quindi è stata la volta della delegazione azzurra, formata da Valentini, Di Cesare, Massucci e Gallavotti, il cui concetto portante è stato questo: "Abbiamo fatto il meglio possibile per evitare un altro Heysel. La Serbia non ci ha mai comunicato l'imminente e pericoloso arrivo degli ultrà in massa". Di parere opposto, naturalmente, la delegazione serba, che ha puntato il dito sulle lacune organizzative italiane. La seduta si è conclusa dopo le requisitoria del pm e gli interventi delle difese.


Polizia schierata a Marassi. LaPresse
I FATTI DI MARASSI — Dopo due settimane e mezzo, insomma, la Uefa fa conoscere il suo primo verdetto. Tutto è nato lo scorso 12 ottobre, a Marassi, quando gli ultrà serbi avevano scatenato l'inferno. Le cose si erano messe male già prima dell’ingresso allo stadio dei tifosi da Belgrado (3 fermi e 15 feriti serbi negli scontri con la Polizia, verniciato il muro di Palazzo Ducale). Più lo stordimento di Vladimir Stojkovic, portiere già contestato in patria perché passato dalla Stella Rossa al Partizan Belgrado, e perché ritenuto "colpevole" di alcuni errori nella sconfitta casalinga con l'Estonia. Poi la situazione era precipitata dentro l'impianto: circa 1600 ultrà, nel settore ospite, la solita "gabbia" del Ferraris, a dieci minuti dal fischio d'inizio della partita avevano cominciato un lancio di fumogeni verso l'adiacente gradinata nord, riempita da sostenitori dell'Italia. Lancio poi proseguito verso il campo, nonostante l'intervento dei vigili del fuoco, accompagnato anche dall'esplosione di una bomba carta.


SOLO 6 MINUTI — L'arbitro scozzese Thomson, sebbene a bordocampo ci fossero poliziotti in tenuta antisommossa, aveva provato a dare il via alla gara. Ma tra fumogeni, tifosi aggrappati alle reti di protezione (tra cui il colosso Ivan Bogdanov, che aizzava la folla con le cesoie in mano) e getti d'acqua dagli idranti, si era in fretta deciso di sospendere e annullare il match. Solo 6 i minuti giocati prima del rientro forzato negli spogliatoi.

IL CASO BOGDANOV — Gli scontri erano poi proseguiti nella notte, durante la delicata operazione di evacuazione dei tifosi serbi dallo stadio. Il capo-ultrà Ivan Bogdanov, scovato nel vano porta-bagagli di un pullman, era finito in manette: da quel momento, le vicende legate al suo arresto e al processo che dovrà subire sono diventate pane per la stampa italiana e serba. Spenti i riflettori su Bogdanov e calmate finalmente le acque, la palla è passata ai governi e alle federazioni calcistiche dei due Paesi, che hanno iniziato ad attribuirsi vicendevolmente gran parte della responsabilità dell'accaduto. Fino alla sentenza di oggi.

Fonte : gazzetta.it

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